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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

27 luglio 2009

assenze di peso..

..
che tra i due litiganti il terzo goda può forse sembrare un luogo comune.. eppure è così..
cioè..
è sia :
a) è così = un luogo comune
che :
b) è così = è vero
il terzo è quello che arriva, neanche di soppiatto, ma più d’inconsapevolezza..
uno che passa di lì per caso e si ferma a guardare la scena senza intenzione..
non c’è bisogno d’essere appassionati di wrestling per restare almeno un secondo ad osservare una lotta.. che di solito due uguali, di litigate, non le si incontra mai..
sono come le impronte digitali, le lotte..
allora capita.. è naturale..
uno passa, vede, si ferma un attimo..
da lì al fatto che l'occhio caschi sull’oggetto di tanto contendere il passo è breve..
che poi magari non è nemmeno che questo (il terzo), approfittando della distrazione dei primi due prenda su e porti a casa..
di solito non sceglie ma è scelto.. dall’oggetto.. stanco di assistere sempre alla stessa litigata..
l’oggetto, dopo un po', non vede.. sì.. non vede l’ora di cambiar panorama..
e il terzo passante si trasforma ai suoi occhietti d’oggetto come il top dei mezzi di trasporto..
così è stato che tra il dott.tavor e il ministro Sacconi mi si affacciasse alla finestra delle possibilità una terza ipotesi procedurale.. passava per caso.. e il piano terapeutico era solo stanco di assistere impotente alla disputa tra chi lo riteneva autentico e chi, d’altra parte, lo declassava a semplice foglietto.. timbrato, ok.. con su una scritta e un nome, va bene.. ma solo un foglietto.. per di più con un lembo strappato.. roba che se si fosse trovato esposto su qualsiasi bancarella sarebbe stato scontato minimo del 50% per quel piccolo difetto dovuto all’imperizia del dottore a seguir la linea tratteggiata nel dividerlo dal grande blocco, madre d’altri infiniti(?) piani terapeutici gemelli a venire..
la terza possibilità ha goduto della mia piena attenzione..
la terza possibilità era la più semplice e quindi quella meno facilmente contemplabile.. perché una soluzione semplice è come un’ammissione, una resa, una consapevolezza fin troppo lampante d’una qualche propria posticcia cecità.. che non è poi altro che quella cosa che ci fa veder problemi dove problemi non ce n’è..
a nessuno piace sentirsi dare dello stupido da se stesso..
allora fa finta che gli stupidi siano, non necessariamente nell’ordine, un medico troppo tranquillo, un ministro troppo impegnato, un foglietto troppo strappato, un farmacista troppo meticoloso..
il segreto sta nel fermarsi un secondo e dir così : ‘sarò mica un pochetto stupida?’.. nel lasciar arrivare il secondo successivo rispondendosi :’può essere..’..
il terzo secondo porta la soluzione..
‘se provassimo in un’altra farmacia?’..
mi son risposta : ‘vabbè, proviamo..’
sono entrata con noncuranza.. non mi sono nemmeno alterata di fronte alla signora che mi è spudoratamente passata avanti.. anzi.. se avessi saputo avrei intonato pure un’aria fischiettando..
alla fine ho porto la ricetta e il mio piccolo piano con lo strappo..
la farmacista lo ha guardato..
allora mi è parso di notare un certo ringalluzzimento del foglietto.. come se una pezza divina di scotch si fosse posata senza un vero perché su quel difetto che ormai io, in questi tre giorni di vita in comune, avevo imparato ad apprezzare quale simbolo della sua unicità..
si vedeva che si sentiva finalmente riconosciuto..
s’è specchiato negli occhi della farmacista senza speranza e ne è uscito con una sua indubitabile, comprovata identità..
è stato accettato in quanto piano terapeutico a tutti gli effetti.. ha passato il suo personale esame di maturità.. se avesse una bocca questo sarebbe il momento dello spuntar dei denti del giudizio..
occhio a cantar vittoria, però..
la medicina non me l’hanno ancora data..
e io non voglio nutrire false speranze..
potrebbe sempre accadere qualcosa nel frattempo..
tipo che la farmacista avesse gli occhiali sporchi o fosse meno informata rispetto ai suoi colleghi del paese vicino..
ma ora non ci voglio davvero pensare..
anzi..
non ci posso proprio pensare, ora..
no..
perché ora sento un’assenza di peso che avrei detto essere impercettibile..
ma niente paura..
mi hanno detto che poi me lo ridanno..
a loro basta la fotocopia..
quello vero, l’originale, strappato, difettoso foglietto elevato a rango di autentico piano terapeutico resterà con me..
le medicine passano (funzionando o no)..
i medici s’alternano (seguendo bene o male certe linee tratteggiate)..
i ministri s’avvicendano (conoscendo o meno i contenuti delle leggi che controfirmano)..
i farmacisti si cambiano (le regole e gli occhiali)..
ma i piani..
quelli veri restano..


(a me basta il mio..
vero o no..)

4 commenti:

  1. penso al terzo che arriva per ultimo. penso che è vero. penso che non sempre valga la pena lottare. penso che vorrei essere il terzo (almeno per il primo tempo)

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  2. la mancata intenzionalità e il caso giocano a nascondino col nulla.. il desiderio di solito è quel che 'frega'.. ma è pur vero che senza quei 'vorrei' non saremmo così umani.. nel bene e nel male.. ti sorrido.. (per il primo e per il secondo tempo e, dovesse rendersi necessario, pure per i supplementari..)

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  3. ai supplementari non avevo pensato, potrebbero esser il coupe de theatre, chissà che proprio in quei tempi il primo o il secondo non riescano ad aver la meglio sul terzo che, a pensarci bene, mi è anche un po' antipatico ;)

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  4. durante i supplementari c’è sempre da aspettarsi un qualche ribaltamento di risultato.. ma lotte e/o partite a parte, io direi che il bello che c’è esiste per tutti.. per il primo, per il secondo e pure per il terzo.. diciamo che al bello piace accadere senza essere conteso.. per questo è bello.. perché si dona senza distinzioni.. solo a chi non lo lascia libero finisce col negarsi.. quando si arriva ad assimilare questo concetto si smette in modo naturale di pensare che a qualcuno sia davvero dato di toglierci qualcosa.. stasera mi sento molto santona indiana (tipo fachira non tipo augh..)

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