.

.

.

02.09.15

Ti voglio bene si dice al cane

D’altronde a quei tempi
A quei tempi bastava davvero poco a dirsi “addio”
A darsi un ciao d’addio eravam buoni tutti
Era l’ordinaria amministrazione
Erano tempi di cuori ghiacci
Eran tempi che si era imparato a ballare da soli
Eran tempi che un “è stato bello” non lo si negava a nessuno
Eran tempi che non pioveva più da sempre
Tempi di siccità feroce
Di occhi secchi
Neanche piangere qualche lacrima eravam più capaci

E le poesie d’amore costruite in serie come utilitarie
C’eran più poesie d’amore che innamorati
C’eran più poeti che soldati

E d’altronde la natura faceva il suo corso
Ragno mangia ragno
Labbro bacia labbro
Mano carezza viso
Pugno spezza naso
Nebbia in Val Padana
Occhio non vede cuore non duole
Cuore non batte ciao è stato bello
Ciao è stato bello salutami a casa

D’altronde avevamo perso il sonno
La rotta
La voglia
La fame
E “ti voglio bene”
- ho poi scoperto -
Ti voglio bene, si dice al cane.

(Catalano)

https://youtu.be/jsCCnpcGEWI

23 luglio 2009

piani..

..
la mancanza di comunicazione genera un sacco di guai..
di solito alle terze parti..
il popolo..
noi..
io..
io parto, in mattine come quella di quest’oggi, invasa dall’intima consapevolezza che saprò resistere e non farmi prendere dal panico..
nutro una sottintesa fiducia nel fatto che il mio corpo avrà abbastanza liquidi da evaporare in sudore per raffreddarsi durante le corse che sarò chiamata a compiere..
mi sottopongo ad estenuanti ma pazienti attese d'un turno che sembra proprio non voler arrivare, ma comunque certa che il mio umore non subirà considerevoli sbalzi, se solo mi sarà dato di staccare con un caffè e quel che ho sospeso di non voler volere visto che lo voglio e non so dirmi di no..
e succede..
giuro..
resisto a tutto questo..
ben disposta anche al cospetto d’un medico che incute fin troppa tranquillità.. perché esser rassicuranti è un conto.. però se lo si è troppo si può rischiare di ottenere un’eccessiva reazione.. insomma.. mai prima d’oggi avevo conosciuto una persona che sembrasse un farmaco.. quel dottore lì era un tavor vivente.. meno male che avevo preso il caffè.. nemmeno io so esser così lenta a parlare..
bravo, però..
a parte la storia del piano terapeutico..
e qui entra in ballo la comunicazione (mancata)..
se su un foglio c’è scritto ‘piano terapeutico’ e se il dottor-tavor ti dice che con quel foglio lì in qualunque farmacia (quelle cose con sopra la porta una croce verde che, se accesa, ne indica l’apertura al pubblico) saranno disposti a procurarti la prescritta medicina, io penserò solo ‘che palle.. con ‘sto caldo devo pure fermarmi in farmacia’..
invece no..
cioè, sì.. lo penso.. l’ho pensato.. solo quello ho pensato, in effetti.. ma per via di quella famosa faccenda dell’intima fiducia nelle mie capacità di resistenza alle avverse condizioni circostanti (quaranta gradi all’ombra con nemmeno un po’ d’ombra, l’auto senza aria condizionata, un traffico che nemmeno per la giornata nazionale dei tir in parata, ecc. ecc.), è stato più un fugace ‘uff.. e vabbè..’
invece no..
nel senso che ancora non sapevo che non sarebbe finita lì..
ora lo so..
so che il dottor-tavor e le farmacie del territorio nazionale hanno due concezioni diverse di ‘piano terapeutico’..
so che domani dovrò ricominciare daccapo con le attese e i tragitti soffocanti..
e adesso ho come la strana impressione che non basterà.. quella fiducia.. quello svegliarsi salutando il mattino tanto per farlo e non perché, avendo quello l’oro in bocca, meriti gratuiti ossequi e riverenze (e ricordati degli amici)..
ho una specie di dejà-vu all’incontrario..
non so come sia..
ma sono quasi certa che dopo un’altra ora (sempre che mi vada bene.. la sfortuna non voglio nemmeno contemplarla) di paziente attesa, la tranquilla e pacata risposta del medico sarà ‘no.. .. .. .. no.. .. .. .. questo.. .. .. .. è.. .. .. .. proprio.. .. .. .. un.. .. .. .. piano.. .. .. .. terapeutico.. .. .. ..’
che poi uno, con quelle persone lì, non sa mai quando hanno davvero finito di parlare.. e ci si fanno certe figuracce.. io le faccio.. che me ne sto lì a bocca aperta, attaccata ai puntini sospesi di fine frase per vedere se dopo arriva qualcos’altro.. dico, quelli che parlano così dovrebbero almeno nascere con un colpo di tosse incorporato a designar la fine di ogni discorso..
.. scherzi a parte..
ho deciso di non farmi sopraffar dallo sconforto..
sto già buttando giù un piano d’attacco (un poco terapeutico pure quello, ora che ci penso)..
per prima cosa, domattina il caffè lo prendo doppio..
poi, se davvero il dottor-tavor mi dice così, ho deciso..
a costo di passar per piantagrane scrivo direttamente a Sacconi e gli chiedo una dichiarazione firmata attestante che quello in mio possesso è effettivamente un piano terapeutico..
anche se..
il clou sarebbe un bel summit tutti e tre..
Sacconi, il dottor-tavor e il farmacista..
come?
saremmo in quattro?
macchè..
io non conto..
faccio da moderatrice, io..
per evitare ulteriori guai sarei disposta a scrivermelo in fronte :
'ah, no.. non guardate me'..

Nessun commento:

Posta un commento