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02.09.15

Ti voglio bene si dice al cane

D’altronde a quei tempi
A quei tempi bastava davvero poco a dirsi “addio”
A darsi un ciao d’addio eravam buoni tutti
Era l’ordinaria amministrazione
Erano tempi di cuori ghiacci
Eran tempi che si era imparato a ballare da soli
Eran tempi che un “è stato bello” non lo si negava a nessuno
Eran tempi che non pioveva più da sempre
Tempi di siccità feroce
Di occhi secchi
Neanche piangere qualche lacrima eravam più capaci

E le poesie d’amore costruite in serie come utilitarie
C’eran più poesie d’amore che innamorati
C’eran più poeti che soldati

E d’altronde la natura faceva il suo corso
Ragno mangia ragno
Labbro bacia labbro
Mano carezza viso
Pugno spezza naso
Nebbia in Val Padana
Occhio non vede cuore non duole
Cuore non batte ciao è stato bello
Ciao è stato bello salutami a casa

D’altronde avevamo perso il sonno
La rotta
La voglia
La fame
E “ti voglio bene”
- ho poi scoperto -
Ti voglio bene, si dice al cane.

(Catalano)

https://youtu.be/jsCCnpcGEWI

27 ottobre 2009

sale..

..
le sale d’aspetto sarebbero luoghi buffi, non fosse che quelle alle quali penso io ora hanno a che fare con malattie di vario genere e grado..
comunque, già che ci si è, s’osserva..
ci si trova sempre qualcuno che non conosci e che, lo vedi, ti guarda di sottecchi come per non farsi notare..
vorrebbe parlare ma non osa..
vorresti parlare ma non osi..
insomma.. che dire a uno sconosciuto?.. bella giornata, eh?.. (ma che bella e bella.. cioè.. fuori sarà anche bella.. ma qui.. qui c’è una luce al neon che stordisce.. qui c’è odore d’ospedale e sofferenza.. tutte cose che.. beh.. non saranno belle, ma in fondo nemmeno strane.. sono standard, diciamo..)
oggi il medico era in ritardo..
almeno due ore..
dapprima sussurrando, poi via via in un crescendo di passaparola, c’è stato dato d’apprendere che il motivo di tale gap tra l’orario degli appuntamenti e quello che recitavano le lancette era da imputarsi a un’urgenza in pronto soccorso..
allora mi son voltata verso la vicina che, da un po’, vedevo, mi guardava..
le ho detto: 'ma che bella giornata standard, eh?'..
forse era sorda.. di sicuro aveva una certa età, per questo immagino che non abbia inteso bene.. perché non ha fatto una piega..
mi ha solo raccontato tutto sul suo ginocchio e sui segreti delle infiltrazioni..
ne esistono almeno di due tipi, ho dunque avuto modo d’imparare.. e sullo stesso ginocchio è consigliabile non farne più di due una volta ogni sei mesi almeno..
di persone invece ce n’è molte di più.. più di due soli tipi, intendo..
a un tratto penso che in quest’enorme sala d’aspetto che è la vita sarebbe loro consigliabile il preoccuparsi meno e, compatibilmente alle possibilità, il parlar di più..
due chiacchiere una volta ogni sei mesi almeno, anche se non s’ha nulla di particolare da dire, possono trasformare una giornata standard in una bella giornata..
mmm.. ok, facciamo carina..
mentre penso così arriva il dottore..
ci alziamo tutti ad applaudire che manco quando atterra un aereo..
mi chiedo se sia normale che io ricordi benissimo tutti i mali della mia vicina e non il suo volto..
comunque, mi dico, era una bella signora..
di sicuro non standard..


(intanto,
a confondersi con l'attesa..
filodiffusioni mentali..
private e personali..)

4 commenti:

  1. in quelle circostanze mi tuffo nella prima rivista che trovo, fosse anche di taglio e cucito, proprio per evitare di raccogliere l'esternazione delle anamnesi dei miei vicini, non per indifferenza ma perchè quando non ne posso più di ascoltarli non riesco a liberarmene, non riesco a troncare, temo di essere brusco o insensibile

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  2. in un certo senso ti capisco.. io ho fatto in tempo ad arrivare al recitativo della cartella clinica appartenente alla mia loquace intelocutrice risalente appena al novantasette.. poi l'applauso le ha smorzato gli entusiasmi.. però, in fondo, è stato bello ascoltarla.. ogni tanto facevo 'uhm, uhm..' e lei pareva rincuorarsi.. in ospedale poi non tengono riviste e io evito le edicole come la peste (non me ne vanto particolarmente, ma è così).. ti sorrido.. buona serata.. m.

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  3. ... da quel che m'è dato d'osservare, è un bel po' d'anni che non sento applaudire dopo l'atterraggio... forse perché s'è diffuso un senso d'abitudine... o perché si teme di rivelar paure e ansie... o forse solo perché si crede porti sfortuna...
    per fortuna, in compenso, le giornate non hanno smesso di trasformarsi... forse per abitudine alla disabitudine... o perché non han paure né ansie di rivelar alcunché... o forse solo perché portano quel che portano...
    eppure infiltrano segreti e parlano a silenzi... di sofferenze e di bellezze inginocchiate sulla vita
    ˜
    [bel decollo, buon volo, ottimo atterraggio, milena... clap clap]

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  4. grazie, fabio..
    ¤
    (l'ultimo atterraggio al quale ho assistito è stato applaudito, altroché.. è anche vero che si tratta di diversi anni fa.. almeno cinque, a occhio e croce.. se non contiamo i due di oggi, naturalmente..)

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