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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

4 novembre 2009

3/4..

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penso..
distrattamente..
mentre passeggio..
senza fretta, né pesantezza, né argomento, né nitidezza..
vagamente..
penso..
penso al modo che ha il mio collega di fissarmi gli occhi negli occhi, quando mi parla.. con un misto di dolcezza e d’ilarità.. fors’anche di condiscendenza.. (gli sorride talmente, lo sguardo)..
penso a questo e penso anche che prima o poi gli racconterò uno dei miei segreti (appena ne avrò uno glielo dirò.. sì)..
penso..
penso agli occhi chiarissimi del mio nuovo maestro di disegno.. ha un nome che inizia per emme, una statura che sfiora i due metri, uno sguardo d’indefinibile colore (ma bello), una mano (la destra) che sa trasformare tratto in figura nello spazio d’un nanosecondo, un’altra (la sinistra) con una fede che lo fa pensar felice.. e poi una voce (la sua) gentile, profonda, tremula, forte..
penso che anche se ha tanti allievi si è ricordato come mi chiamavo dopo una sola volta che ha sentito il mio nome..
penso..
penso che ieri sera ho rimandato qualcosa solo perché davo per scontato che avrei avuto un’altra occasione, senza pensare che forse invece un’altra occasione non l’avrò..
penso che sia probabile ci sia più d’una sola persona alla quale dovrei delle scuse..
penso a tutti gli uomini che un giorno, come per caso, m’è sembrato di vedere in uno solo..
penso a quell’uomo che ha saputo, ai miei occhi, in sé tutti gli altri contenere e che ho (sì) forse amato, ma sicuramente (no) mai davvero capito..
penso che se solo faccio tanto di ruotar il pensiero di tre quarti, me lo vedo ancora accanto.. penso: perché?..
penso che tutto questo non gliel’ho mai saputo dire..
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penso..
a un reticolato tracciato su un foglio a-tre del quale m’è piaciuto stabilire le distanze..
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penso che ho scoperto d’avere un’ammaccatura nuova sull’auto (vecchia) e penso a quanto me ne piaccia l’effetto tra il profugo e il vintage..
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penso a chi parlaparlaparla e poi non stringe mai (ma qualche volta sì, però)..
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penso al colloquio che m’aspetta oggi alle tre e per il quale m’è stata chiesta la disponibilità non più di dieci minuti fa..
penso che da noi ‘sarebbe eventualmente libera per un colloquio attorno alle ore quindici di oggi?’ si dice ‘non è che oggi hai tempo di venir qui a far due chiacchiere verso le tre?’..
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penso che se potessi di qui non me ne andrei..
penso che se potessi non aspetterei un minuto oltre, e.. scapperei..
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penso a me e a tutte le cose che avrei voluto fare e che non ho mai fatto..
e poi ancora a tutte quelle che avrei dovuto fare e che non ho mai fatto..
e dopo a tutte quelle che ho pensato senza averne il diritto..
e in seguito a tutte quelle che non ho detto per non dover pensare poi che non avrei avuto il diritto di dirle..
penso a tutte le cose che ho fatto al posto di fare quelle che avrei voluto e dovuto e pensato di fare..
quando invece..
ho fatto o solo pensato di fare..
quando invece..
ho detto o solo pensato di dire..
(altro)..
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penso che mi sarebbe stata ben più somigliante l’inesistenza, in luogo di quest’accadere che, nonostante ciò che penso, accade..
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penso d’aver sempre pensato troppo..
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penso che se potessi di qui non me ne andrei..
penso che se potessi non aspetterei un minuto oltre, e.. scapperei..

(penso che scappare sia l’unica cosa che so davvero fare)..
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penso che non ci sia più spazio, né tempo..
per pensare di poter cambiare..
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penso che se solo riesco a ruotare di tre quarti il pensiero,
sembrano essercene, invece..
(quanto tempo.. quanto spazio)..
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una delle cose più difficili da fare parrebbe essere un volto ruotato di tre quarti.. (disegnare)..
una delle cose più difficili da fare parrebbe essere di tre quarti pensieri.. (ruotare)..


(20/11/09)

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