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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

11 novembre 2009

usieconsumi..

..
e c’è, oggi, come un’ansia (quasi gentile, però)..
di..
(uscire)..
uscire, uscire, uscire..
(gridare)..
che è poi appena più dell’abbandonarsi, finalmente, definitivamente, incoscientemente..
ascesa all’ingiù..
quasi-ebbrezza che d’agognato tuffo si faccia illegittima erede..
staticità elasticizzata d’un pensiero, sempre quello..
che prima lo accarezzi e poi lo getti via.. e dopo ancora lo raccogli.. ne scosti polvere e presunzioni di conoscenza.. provi a rimettertelo ma non ti sta più (non ci stai più)..
ed è allora che vuoi solo..
(uscire)..
gridare..
invece no..
invece la arrotolo, quest’ansia..
la respiro condensandola.. la spalmo sopra un vetro che mi rimanda a sconosciuta me (nemmeno tanto rara specie d’ammutinamento)..
non m’assolvo, oggi, d’ogni mancata accettazione che fredda analisi potrebbe modellarmi(si) addosso.. stendermi(si) attorno.. come velo..
(pietà)..
velo, sì..
e a volte lancio..
ma più di frequente, forse, rimbalzo..
ecco.. assomiglia a quel pallone fatto volar per gioco (quante, quante volte) contro un muro, l’oggi..
e provo a leggerlo..
leggo molto..
leggo spesso..
storie, soprattutto..
trame.. vite immaginate che potrebbero benissimo esser vere, per quanto ne so..
e allora è verità che vedo, anche dove non ce n’è.. ché in fondo non ci credo.. non ci credo esista un luogo nel quale davvero non se ne trovi..
(verità)..
leggo, sì..
molto..
(spesso)..
amo la parola scritta a tal punto che nemmeno le persone riesco ad ascoltare..
le persone le devo leggere..
e d’ognuna conservare un dettaglio.. indizio minimo che me le faccia amare.. come se fossero fogli.. con sopra scritta vita..
uomini.. donne.. indistinte debolezze che nascondono virtù..
amalgama di forza e carne e sangue.. lacrime..
e ancora vita..
(vita degli altri.. letta, analizzata, vagliata.. amata)..
specie di distrazione che dall’inutile un po’ (e per un po’) riesca a farmi discostare..
(inutile)..
inutile, io, qui in mezzo a questo centro che più non si vuole..
inutile, io.. (sì)..
ma poi, ecco che.. di nuovo provo questa.. gentile.. (catatonia)..
non era ansia, dunque..
c’è qualcosa che rotola, per terra, alla fine d’ogni gioco che il tempo ci regala..
e ora che ci penso anch’io non sembro riuscire a far altro se non rotolare..
rotolo anche ora.. come fosse la prima volta.. come se non avessi smesso mai..
rotolo dal sempre al per sempre inutilmente..

ma comunque e senz’altro..



(sempre a modo mio)..

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