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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

3 gennaio 2010

undicieventicinque..

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terso il cielo, oggi.. pare lo sfondo d'un desktop.. da non crederci (che sia vivo).. non fosse che le nubi se la spassano passando anche senza flashplayer.. sì.. non fosse altro che per quello non ci si crederebbe.. non fosse altro che per quello ci sarebbe da tenerci appoggiati sopra gli occhi fino a lasciarselo imprimere sulla retina.. ma forse poi (perché no?) lo si fa.. infatti lo faccio.. per un po’.. e per un po’ mi convinco che mai me ne stancherei.. poi arriva quello sbatter di palpebra, ciglia contro ciglia.. un cheek to cheek che ogni tanto prevede caschè.. e dietro la membrana sottile lucette psichedeliche da tappezzeria anni settanta (espressione ‘ludovicovan’ a intersecarsi per un secondo al flusso migratorio del mio pigro domenical elocubrare).. nemmeno a farlo apposta alla radio danno una canzone da febbre del sabato sera.. e questo mi fa venire in mente che la mia temperatura è inalterata da anni in qua (a non misurarla mai si finisce col crederlo, almeno).. da travolta a patrick il pensiero ci mette un attimo.. e così mi vien voglia di ascoltare una canzone che si meritò qualcuno dei miei pur rarissimi giovanili entusiasmi&palpiti..
quanto poco di tutto questo importi oggi al cielo non mi cambia molto..
guardo le mie palpebre tappezzate d’arancio e ascolto una canzone che non è più la stessa..
semmai penserò al resto lo farò solo dopo..

(chiudo alle undiciequarantaquattro)..

foto: how far away is far enough by weltengang

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