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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

18 aprile 2010

distillatidilogica..

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a che serve raccontare in giro il male d’una speranza infranta?.. questo m’andavo domandando una mattina quando conscia dell’ieri ch’era, sì, passato, ma ancor qui nella sua aura autunnale, come spoglia indossata per caso un dì di primavera, seduta me ne stavo, sognando altresì di camminare e fors’anche correre, perché no? (dato che è dato immaginare, mi spronavo a farlo in grande).. e chissà quanto ancora e ancora (perché io da quella sera) lo avrei fatto, poi.. un mah? figlio di mille chissà il mio languire, mi dicevo spesso (mi dicevo.. adesso).. e nel non c’è nulla da capire, poi, tornare vergine senza davvero esserlo stata mai, eppure impura d’esistenza, come gemma che nel suo non sbocciar mai avesse avuto a morir chiusa, mai capita nel suo capita non desiderar d’essere né di conoscersi, vedersi, pensarsi.. eppure al mal non interessa utilità né esistenza.. e finirà col non succeder mai veramente (male) andavo dicendo a chi non ascoltava.. pensavo per una volta che magari era l’ennesima, ma magari anche no, un pensiero.. che fare d’un pensiero se non pensarlo?.. e in quel compimento di logica distillata più mi sentivo come d’aver toccato una specie di zenith sentendomi io nadir, invasa da quella che potrebbe esser dell’estremo felicità se il se di questa parola fosse etimologicamente riconducibile non tanto a ciò che tange durante un sempre che accadendo già diventa mai, ma a un qualcosa di così fluente da non poter essere in alcun modo riprodotto per artificio.. che poi è quella cosa che fa riconoscere la verità..
tipo un pensavo e un penserò..
tipo io del pensiero non so che fare..
se non pensarlo..
(di fortissimo sottovoce)..

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