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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

19 agosto 2010

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lasciar decantare il fervore è un’operazione chimica che consiste nella naturale evaporazione del sentir che è e immediatamente dopo fu a favore d’un presente di assente o diverso sentire con conseguente separazione d’elementi a seguito del peso specifico che allo specifico in un dato momento specifico una data mente specifica tende ad attribuire sulla base dei dati in proprio possesso (i quali, a seconda che li si voglia accettare o meno, e dunque vedere/considerare/valutare cambieranno in numero e in misura assumendosi in vece del pensante l’onere di possedere carattere d’incostanza)..
l’attuazione è semplice o complessa a seconda delle variabili tempo/personalità.. credo c’entri qualcosa anche l’umidità dell’aria nonché la percezione soggettiva della stessa.. sarebbe meglio non ridursi mai all’ultimo momento e affidare a sofisticati sistemi di previsioni meteo (es. abbonamenti per sms giornalieri che possiedono anche l’indiscutibile vantaggio, da non sottovalutare, di farci sentir ricercati, almeno nell’attimo del bip che pavlovian/cartesian/tecnologicamente ci risveglia quel senso di ‘mi arriva un messaggio dunque sono’) la decisione dell’impresa.. io personalmente preferisco la saggezza popolare.. in certi casi nulla si rivela meglio del dormirci su.. e siccome non sempre l’orologio interno mi riesce di sincronizzare a greenwich ho imparato a farlo pure da in piedi.. o forse non è che ho imparato.. magari nella mia vita precedente ero un cavallo.. che si pensava ciuco.. o vice(e)versa.. e che su tale capiente credenza appoggiava qualsiasi 'ergo sum' gli capitasse a portata di zoccolo..

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