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02.09.15

https://www.youtube.com/watch?v=kQha5einETw

Avrei bisogno di un po’ di riposo, dice il dottore.
Ne avrei bisogno in effetti, hai ragione doc
e anche tu
anche tu ne avresti.
E avremmo bisogno
di un po’ di gatti
qualche pillola colorata
un po’ di pace
una bici nuova
probabilmente baci
un bunker antiatomico
avremmo bisogno di qualcuno
di qualcuna
che domani pensi a noi nella battaglia
e avremmo bisogno di un po’ di aria pulita
di penombra
un po’ di vino bianco fresco
avremmo bisogno di un po’ di carezze
magari di fare un po’ all’amore
avremmo bisogno
che qualcuno abbassi l’aria condizionata
e avremmo senz’altro bisogno di un po’ di silenzio
un po’ di buona poesia
e un po’ di buona musica
di lenzuola pulite
e un nuovo cuscino
e avremmo bisogno
che lei la smettesse di guardare
di nascosto in continuazione
quel cazzo di telefono
mentre siamo a pranzo assieme.
Di cos’altro, doc?
Un po’ di gentilezza, certo
un paio di pantaloni nuovi
– non trovi che in giro
ci sia un’incredibile mancanza di eleganza? –
e che venga presto settembre

(Guido Catalano)

22 febbraio 2011

ohlovearen'tyoutiredyet?..

.. tu non mi chiami mai per nome.. non lo fai, semplicemente.. tanto che potrei benissimo essere pinca oppur(eperchéno?) pallina e come tale rotolarti lontano o rimbalzarti addosso o ancora scivolarti nella tasca.. ma invece sono prigioniera di questa stanghetta in cui titanio e imprevisti s’aggiustano a vicenda le percentuali al fine di mantenere una parvenza di stabilità nel sapere di poter risponder ‘mescola’ all’improbabile qualora d’una richiesta d’identità.. è appesa non so dove, la stanghetta, e io a lei.. e nel perpetrarsi del moto costruisco perpetuità di giorni.. ma intanto il mio nome non lo dici e io penso mio malgrado ‘cominciamo bene con la storia di dare per scontate le cose’.. e ancora mi domando come sarebbe stato il mio domani se mi fossi chiamata pinca.. quello non lo so.. allora passo a interrogarmi sul dove avrei osato fermarmi se solo fossi riuscita a esser pallina.. credo nello sguardo, quello lì.. quello che tu diresti tuo.. ma poi mica ci sarei riuscita a sceglierne uno, dei tuoi occhi.. e dunque mi sarei tenuta sul vago limitare della proiezione.. magari mi sarei concessa qualche gita fuori porta, di tanto in tanto, sempre di domenica, più su, tra i capelli.. e lì avrei capito che la loro moltitudine non basta a farli identici.. non tanto a sé stessi quanto a te che nel frattempo non la smetti di parlare.. in mezzo ai come e ai quando nessun perché, la cui assenza somiglia pericolosamente a quella del mio nome.. al loro posto altre cose, quasi distrattamente, emergono.. prendono fiato a intervalli regolari tra l’onde prima di rituffarsi nel ribollire di quella che forse è filosofia di vita tua.. poi a un tratto e senza motivo allarghi gli occhi.. lo fai in un modo che non avrei creduto possibile, se solo delle possibilità di tale atto mi fosse venuto in mente d’analizzar la gamma, certo.. nel farlo piazzi un silenzio che sembra una sottolineatura in rosso forse a farmi comprendere l’entità di qualche errore.. ti sospendi e somigli tutto a un punto e virgola.. è lì che credo d’intravvedere qualcosa di sfocato e che più che impigliartisi nel petto è lì che affonda, si fa radice.. allora comprendo che come mi chiamo non importa davvero molto.. pur essendo perfettamente in grado la fugacità di questa cosa di sottolinear da me..

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