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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

8 maggio 2011

poutpourri..

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e me ne stavo là che non era più veglia né ancora sonno.. il posto delle parole è quello lì.. non tanto in là da esser sorpassato non tanto in qua da esser vissuto.. il luogo del né più né meno.. ma nemmeno dell’uguale, se mi capite.. così io me ne stavo là e forse neanche c’ero ché può benissimo darsi mi fossi trasformata in qualche esse all’apice della propria sinuosità o in qualche emme alquanto indecisa tra i propri zenith e i propri nadir.. quand’ecco che l’affare divenne complesso, ma mica d’inferiorità, e per giunta senza uno straccio di batteria, nemmeno di pentole se ti sei deciso a comprarle o se a comprarle ti sei sentito costretto sulla base di quelle inconscie risposte cui i pubblicitari assegnano il compito d’esser delle proprie strategie basi e principi e che chiamano talora
‘diriprovasociale’
‘disilenzioassenso’ o
‘ditiseifattolagitagratissenonacquistiseiunparassita’..

non c’era nulla di tutto questo tutto questo essendoci, mescolato alla memoria recente o passatoremota e in ogni caso alla memoria comprendente tutto quello che non è mai stato usato pur essendo stato appreso e che dunque di nessuna pratica utilità si sia poi a conti fatti dimostrato.. m’è venuto in mente un discorso che poi era un monologo ma che presupponeva un ‘tu’ cui rivolgersi e che magari ero poi sempre io oppure la emme se ero esse e viceversa.. e quello che era capitato prima, l’ho capito dal dopo, era solo che qualche tempo abbastanza vasto da esser divenuto voragine era trascorso dall’ultimo parlarsi, di esse e emme, di io e tu, oppure di noivoiesse e noivoiemme.. era un signor discorso-monologo.. mi piaceva assai.. non che l’abbia scordato, come a volte fa la chitarra che non ho mai imparato a strimpellare.. nel senso che se mi mettessi lì a richiamare le parole a una a una, trovando l’esca giusta, quelle di sicuro se ne uscirebbero fuori per aiutare il bianco della pagina a sembrare più immacolato come per contrasto col nero dei caratteri.. perché gli spazi negativi sono quelli che più contano.. sono loro, per dire, che lasciano alla mente quella libertà di manovra che la mente cerca ossessivamente per sentirsi viva.. che poi sia un piccolo inganno mica è importante.. gli spazi sono spazi e quelli negativi solo regalano l’illusoria soddisfazione che già gl’ideatori della settimana enigmistica avevano intuito col loro geniale ‘uniteipuntini’.. dicevo?.. ah già.. il discorso-monologo.. era bello ma mica fondamentale.. l’ho ammirato per un po’ e ancor nemmeno me n’ero sentita paga che già ero scivolata nel dilà.. se fosse stato fondamentale sarebbe stato capace di tenermi.. per la mano, per la collottola, per lo spazio negativo tra le costole o anche solo per i respiri.. invece no.. l’unica parola che mi è tornata su, come un rigurgito di bellezza postuma è ‘claudicante’.. amo questo termine.. mi fa venire in mente i motiperpetui e le sedie a dondolo.. che a loro volta sono legati ai campi di grano e al nessun piccolaustronauta dai capelli d’oro che mai me li abbia qualcosa fatti significare..

4 commenti:

  1. mi devo prendere un giorno di ferie per leggere tutto!
    vuoi pensare (ogni tanto) a quelli che son più limitati di te?!

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  2. .. sorrido.. meglio passarle all'aria aperta, le ferie.. ataldeghmè :)

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  3. ma lo dite come da noi, burdel?

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  4. .. sìììììììììììì :))

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