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02.09.15

"donde no puedas amar, no te demores"

(kahlo)

5 marzo 2012

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ora c’è questa cert’aria di sale che secca le lettere e trasforma in pergamena l’assidua espressività dei silenzi entro cui si decidono i giochi d’un significare.. che non vedo.. o vedo.. o credo di poter decidere di non vedere per rispetto al pudore che ho di farmene accorgere (vedi alla voce ‘da dietro la finestra della stanza in penombra mentre fuori è pieno sole, calar le palpebre basta a diventare invisibile’)..

4 commenti:

  1. il credere di poter decidere di (non) vedere esprime una scelta potenzialmente volontaria e liberamente assumibile. credo che il pudore prima o poi s'infranga sul nostro desiderio di "sete".

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  2. .. da piccola se non volevo essere vista chiudevo gli occhi.. crescendo ho creduto di comprendere quanto la mia teoria di allora si scontrasse con le leggi fisiche più elementari, e ne ho sorriso.. invecchiando ho scoperto che certe teorie se ne fregano delle leggi fisiche.. ora so che se chiudiamo gli occhi, anche quelli della mente, sull'esterno, all'esterno nessuno ci vede.. e che all'interno c'è l'unica fonte capace di placare la sete.. (si è pudici più verso sé stessi che verso gli altri, spesso)..

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  3. lo dico sempre: solo da piccolo riuscivo a "vedere" le cose !
    (mi consola non essere il solo a pensarlo):-)

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  4. .. se prima eravamo in due a ballare l'alligalli? (sò scema stasera, pardon :)

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