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02.09.15

"donde no puedas amar, no te demores"

(kahlo)

23 ottobre 2009

coibent(azioni)..

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in vita mia sono stata spesso accusata d’esser refrattaria..
quelle volte ho risposto che, quando e se sottoposta a certi test particolarmente stressanti, avevo, nel mio più o meno recente passato, saputo dar prova di capacità pure un pochetto impermeabili nonché ignifughe (sì, allo stesso tempo.. e allora?.. perché limitarsi?)..
so reinventarmi, se è il caso..
e questa consapevolezza sembra aiutarmi, al momento..
o forse (macché consapevolezza e consapevolezza.. sempre ad attribuire meriti alle capacità più nobili dell’intelletto!)..
forse, dicevo, sarà solo l’endorfina pazza che di scoramenti vari s’è stancata..
fatto sta che mi va di strafregarmene, oggi..
così.. dell’intero globo.. in generale..
e a quelli che ‘io l’indifferenza la odio’, mi verrebbe da dir solo ‘anch’io, non sai quanto’..
il problema forse è che tutti (sì, sì, anche tu che dici di no.. inutile che scuoti il capo.. anche tu, sì).. tutti, dicevo, ma proprio tutti, all’indifferenza altrui reagiamo in qualche modo..
dipende dalla persona nella quale la riconosciamo, ovvio.. a seconda di (e appurato) quello, potremmo dunque sentirci:
a) dispiaciuti..
o
b) indifferenti..
e, laddove l’opzione a) dovesse evolversi in frustrata rabbia {le cui sotto-categorie sarebbero certamente riconoscibili in a1)-sotterranea e/o [nel senso che l’una non esclude l’altra e che la seconda potrebbe rappresentare un’ulteriore evoluzione della prima] a2)-manifesta} si potrebbe altresì osservare come questa, spesso, possa arrivare a dare origine a strani fenomeni di sensibilizzazione anche altrimenti detti ‘psicosomatici’.. ora.. solitamente è affar di cute.. ma dai e dai, specialmente se trascurato (insomma.. sì.. preso sottogamba.. con.. oddio!.. cavoli.. con.. con indifferenza.. ma allora è un cane che si morde la coda!).. dicevo?.. ah, sì.. se trascurato, il sintomo in oggetto, si spinge sempre più a fondo.. dapprima si potrebbe parlare d’una specie di mal di stomaco.. il quale, in condizioni di troppa e continuativa vicinanza con l’elemento di disturbo (l’indifferenza.. quella altrui, ovvio..), a sua volta peggiorerebbe.. direi che arrivati all’ulcera sarebbe il caso di mettere tra sé e la fonte di cotanto dispiacere, almeno almeno un centinaio di anni luce.. {giusto per rendere l’idea.. ma per i più pignoli, nonché meno fantasiosi, non mancherei di sottolineare che, volendo convertire detta distanza in altra e più cònsona unità di misura, si potrebbe affermare che, espressa in chilometri, quella minima indispensabile dovrebbe esser capace di ricoprir sé stessa per tutto intero un viaggetto andata-ritorno-andata-stop da qui.. a boh?.. forse a marte o.. addirittura (ma sì.. già che sognamo, facciamolo in grande, accidenti!).. da qui all’eternità (oh, gaudio!)}..
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dunque.. all’indifferenza altrui reagiamo così (tutti).. della nostra invece, solitamente, non ci preoccupiamo se non quando quella noi stessi arriva a infastidire (credo si chiami noia.. ho sempre pensato che dietro l’espressione: ‘uff che noia!’, si celasse una propria personale forma d’indifferenza pregressa e trascurata)
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no.. non ho dimenticato il tema relativo all’opzione b).. diciamo che forse lo svilupperò o forse no..
ma, se sì, dopo..
(al momento sono troppo impegnata..
a essere indifferente..)

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