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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

14 novembre 2009

di(a)strazioni..

..
una crepa sul soffitto..
e poi..
cos'altro?..
i fori d’una tapparella..
dalla crepa ai fori, il passo d’uno sguardo si fa breve..
diciassette file da tre..
tre..
i fori che isolo con l’occhio destro..
perché?..
così..
m’invento composizioni astratte con quei fori che non sono nemmeno del tutto tondi..
piccoli, bislunghi..
spicchietti di vuoto in mezzo alla consistenza della tapparella..
quadratini arrotondati bagnati di sole..
miniproiettori di un di fuori estivo e cicaleggiante sulla superficie liscia dell’armadio..
forse le fronde di un albero, stagliato contro quel sole che si fa mano a mano più basso, a sfiorare l’orizzonte, accarezzate dall’aria calda che poi così immobile non è – mi dico - .. forse quelle fanno danzare disegni che io mi diverto a consultare, sopra questo schermo immaginario..
figure sfilacciate e irregolari che mi chiedono un’identità..
un posto lungo un attimo nella mia mente..
e lì le accolgo, per poi lasciarle andare..
per un attimo penso alle nuvole che, viaggiando da sole, si uniscono e si separano..
anche loro somigliano a qualcosa, il più delle volte..
e mi domando il perché di questo mio ostinarmi in definizioni..
perché una nuvola non può essere solo una nuvola e invece devo per forza interpretarne la forma.. come se vedendoci un’aquila o un orso potessi sentirmi più al sicuro..
una nuvola che sia solo nuvola.. mi fa paura.. perché?..
perché sì.. ma non importa..
non importa che lei possa ascoltarmi oppure no..
non importa che lei, nuvola solo nuvola, stia giocando con me che la guardo tramutarsi in figure rassicuranti da documentario oppure che se ne freghi e faccia, molto più semplicemente, il suo mestiere di nuvola, ammantata di completa indifferenza al fatto che io la veda ma anche no..
tra l’altro nemmeno sto guardando le nuvole, ora come ora..
ora come ora sto solo pensando alle nuvole..
e mi son venute in mente per via di quelle figure cangianti disegnate dall’albero, dal sole e dalla brezza sopra l’anta di un armadio che, solo accidentalmente, è il mio.. come solo casuale è che sia il mio sguardo e non nessuno sguardo, a posarsi sopra quegli astratti ghirigori..
non importa, dicevo..
no..
non importa..
infatti ricomincio con le file di fori nemmeno del tutto tondi..
ricomincio a pensare a come sarebbe se potessi tracciar linee che unissero il foro due al foro dicissette.. ci vorrebbe un filo, penso.. e una tapparella fatta di stoffa..
oppure ci vorrebbe solo che il sole s’abbassasse un po’ e che io avessi abbastanza forza di volontà per reggere alla mancanza del suo inondar di luce filtrata questa stanza.. e, con lei, me..
mi alzo e mi dico che, dopotutto, questa giornata non è stata del tutto sprecata..
proprio no..
ho imparato che posso perdermi in diciassette file da tre fori non-del-tutto-tondi cadauna, e per ore, senza annoiarmi nemmeno un po’.. e che a volte un tuffo in una stanza inondata di riflessi può far sparire la paura che accompagna l’indubitabile indifferenza delle nuvole..
magari mi verrà in mente un gioco nuovo da proporre a quelli della settimana enigmistica..
o forse ho solo scoperto un modo tutto mio di trascendere meditando..

(hai visto mai che son fachira e nemmeno me n’ero accorta?..)

(23/08/09)

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