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02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

4 gennaio 2010

diciannoveequaranta..

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dal volto senza volto che l’umanità a sé stessa dà resto sempre stupita.. ogni volta.. e ogni volta ho come un istinto invincibile a negarlo.. m’ammutolisco e mi riservo l’unico angolo ancora disponibile nell’aperto mare della mia disponibilità.. allora accetto (senza affettare) ma m’arrogo il diritto di non chiamarmi capace tal consapevolezza di farmi piacere.. non prendo parte, e questo è certo da vigliacchi.. non so vivere, e questo è sicuramente da pavidi.. che se almeno avessi una causa e solo una.. una di quelle cose per le quali uno pur se votato al distacco delle ultime fila sarebbe infine in grado d’alzar lo sguardo scoprendosi fierezza nel sentirsi chiamar uomo e non vergogna di mancati meriti ammantata.. allora può anche darsi che ivi troverei col riscatto ristoro.. e forse un motivo, uno sguardo nuovo.. un che di giusto all’orizzonte che l’orizzonte proprio lasciasse viver d’infinito, come infinita è di per sé una sola delle tante gocce senza la quale il mare pur più non sarebbe mare.. m’indigno, certo.. ma di nascosto non vale.. di nascosto è come un sì che non si sarebbe voluto dire.. di nascosto è ricacciare la dignità e farne polvere pestata sotto il tacco della propria scarpa.. e mi penso esagerata.. ma anche esagerare, a volte, ha un suo perché.. perché la cosa minuscola davanti alla quale si volta la testa è escrescenza che infine si radica e ammorba il tutto espandendosi silente.. oggi la colpa è anche un po’ mia che non mi so immaginare un modo di vivere più vero..
(chiudo alle ventiezeroquattro)..

foto originale: birdie.. by wordsforsnow

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