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02.09.15

Ti voglio bene si dice al cane

D’altronde a quei tempi
A quei tempi bastava davvero poco a dirsi “addio”
A darsi un ciao d’addio eravam buoni tutti
Era l’ordinaria amministrazione
Erano tempi di cuori ghiacci
Eran tempi che si era imparato a ballare da soli
Eran tempi che un “è stato bello” non lo si negava a nessuno
Eran tempi che non pioveva più da sempre
Tempi di siccità feroce
Di occhi secchi
Neanche piangere qualche lacrima eravam più capaci

E le poesie d’amore costruite in serie come utilitarie
C’eran più poesie d’amore che innamorati
C’eran più poeti che soldati

E d’altronde la natura faceva il suo corso
Ragno mangia ragno
Labbro bacia labbro
Mano carezza viso
Pugno spezza naso
Nebbia in Val Padana
Occhio non vede cuore non duole
Cuore non batte ciao è stato bello
Ciao è stato bello salutami a casa

D’altronde avevamo perso il sonno
La rotta
La voglia
La fame
E “ti voglio bene”
- ho poi scoperto -
Ti voglio bene, si dice al cane.

(Catalano)

https://youtu.be/jsCCnpcGEWI

6 giugno 2010

..
e poi ci sono momenti che somigliano a reset di distanze..
tipo che in linea d’aria volendo le si potrebbe pure calcolare, e lo si fa anche, ma che poi dentro quei duecentosessantaerotti chilometri lì escluso-ritorno non è che te lo immagini ci possano trovare spazio venticinque anni di vita come una specie di silenzio.. magari nemmeno ci pensavi più.. credevi a un che vuoi che sia.. a un vabbè è normale.. a un adesso che dico?.. a un sacco d’altre cose.. invece è diverso e basta.. è che ti viene da abbracciarla quella persona che ha diviso mattinate bambine con la bambina ch’eri.. e mentre lo fai c’è un quarto di secolo che ti traballa addosso.. nel saluto vi occhieggia di sopra gl’omeri e tu sei di nuovo in un’aula a studiarti i punti croce d’un ricamo di cui fissi impotente e trepida l’infinità.. ché sai non sarà mai il tuo a esser scelto per la gran festa di fine anno.. quella che tu attendi come ora attendi parole, vita, cambiamento.. quella per la quale sai non sarai mai preparata, in primis perché le lezioni tendi a impararle a memoria per evitare ai termini di sfuggirti e lasciarti sola, tu, davanti a una folla di mini-altri che son giganti se conti che sei molto mini anche tu, e poi perché non c’è lezione che davvero al domani possa preparare.. il resto è solo contorno.. somiglia a quel ricamo là, che del disegno non avrebbe inteso essere se non cornice.. c’è uno spazio che tu parti e sul groppone hai trentasei primavere-quasi-trentasette.. c’è qualcuno che t’ha convinto a prender su e a spostarti verso un luogo pieno di verde che se solo non ci fossero cartelli in italiano potresti pensare di trovarti nella foresta nera (se ti sforzi la fantasia però puoi anche farlo, si sappia).. stradine strette, ci sono, poi.. dedali il cui nome importa solo a individui che non sono mai riuscita in cuor mio a non ammirare.. (quelli che sanno dove e perché).. ci sono chiacchiere e caffè.. vecchio e nuovo miscelati con cucchiaini che tintinnano fondi come dire ‘ti ricordi?’.. ci sono rientri d’autogrill sovraffollati.. posti troppo senz’ombra per un giorno che ha deciso d’esser d’estate.. ma quello che resta è un abbraccio durato un momento.. abbastanza potente da fartene avere di nuovo undici, di primavere.. più venticinque-quasi-ventisei..
è una cosa strana e bella, il reset.. parecchio diversa, parecchio uguale..
(al totale)..

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