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02.09.15

"donde no puedas amar, no te demores"

(kahlo)

19 giugno 2011

ahmalloranonvale..

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e leggo fino all’ottundimento.. quello che l’intorno tutto annienta e ti precipita in bilico sul puntoevirgola di una storia che vorresti essere tua.. che vai avanti ostinatamente anche se una frase mica l’hai capita troppo bene.. che è questo infine che ti regala, gaudio, l’effimera sensazione del personaggio ‘teprestasguardo’ esistente tra le righe.. come nella vita vera.. non è che riavvolgi.. non puoi.. magari ti ci provi, se proprio ti senti esserti sfuggito un senso di tra le dita, o un’esclamazione che i denti non hanno saputo trattenere.. rimetti in fila eventi irregistrabili per via della contemporaneità che li connota.. lasci perdere, poi.. o perché c’è chi ti ha fatto una domanda e in quel momento di sentirti sospesa nel silenzio non ti va, o perché devi andare in bagno e a questa storia dell’almeno due litri al giorno la vescica ancora non s’è arresa ad abituarsi con l’arma impropria della capienza.. si va solo avanti porca miseria.. e s’accumulano ricordi che ora nemmeno ti sembra d’aver notato.. ti restano a latitare per il lungo e il largo del cranio magari per anni.. e poi una mattina di svegli e capisci qualcosa di cui non fai più parte.. di cui forse nemmeno mai hai fatto parte.. è la grandezza dell’inutile.. del dato addizionale che sul cammino del più in là t’ha inciampato.. che mancava giusto quello per evitarti ore ostaggio dei meaculpa del rimpianto.. o così pare..

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