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02.09.15

Ti voglio bene si dice al cane

D’altronde a quei tempi
A quei tempi bastava davvero poco a dirsi “addio”
A darsi un ciao d’addio eravam buoni tutti
Era l’ordinaria amministrazione
Erano tempi di cuori ghiacci
Eran tempi che si era imparato a ballare da soli
Eran tempi che un “è stato bello” non lo si negava a nessuno
Eran tempi che non pioveva più da sempre
Tempi di siccità feroce
Di occhi secchi
Neanche piangere qualche lacrima eravam più capaci

E le poesie d’amore costruite in serie come utilitarie
C’eran più poesie d’amore che innamorati
C’eran più poeti che soldati

E d’altronde la natura faceva il suo corso
Ragno mangia ragno
Labbro bacia labbro
Mano carezza viso
Pugno spezza naso
Nebbia in Val Padana
Occhio non vede cuore non duole
Cuore non batte ciao è stato bello
Ciao è stato bello salutami a casa

D’altronde avevamo perso il sonno
La rotta
La voglia
La fame
E “ti voglio bene”
- ho poi scoperto -
Ti voglio bene, si dice al cane.

(Catalano)

https://youtu.be/jsCCnpcGEWI

19 giugno 2011

ahmalloranonvale..

..
e leggo fino all’ottundimento.. quello che l’intorno tutto annienta e ti precipita in bilico sul puntoevirgola di una storia che vorresti essere tua.. che vai avanti ostinatamente anche se una frase mica l’hai capita troppo bene.. che è questo infine che ti regala, gaudio, l’effimera sensazione del personaggio ‘teprestasguardo’ esistente tra le righe.. come nella vita vera.. non è che riavvolgi.. non puoi.. magari ti ci provi, se proprio ti senti esserti sfuggito un senso di tra le dita, o un’esclamazione che i denti non hanno saputo trattenere.. rimetti in fila eventi irregistrabili per via della contemporaneità che li connota.. lasci perdere, poi.. o perché c’è chi ti ha fatto una domanda e in quel momento di sentirti sospesa nel silenzio non ti va, o perché devi andare in bagno e a questa storia dell’almeno due litri al giorno la vescica ancora non s’è arresa ad abituarsi con l’arma impropria della capienza.. si va solo avanti porca miseria.. e s’accumulano ricordi che ora nemmeno ti sembra d’aver notato.. ti restano a latitare per il lungo e il largo del cranio magari per anni.. e poi una mattina di svegli e capisci qualcosa di cui non fai più parte.. di cui forse nemmeno mai hai fatto parte.. è la grandezza dell’inutile.. del dato addizionale che sul cammino del più in là t’ha inciampato.. che mancava giusto quello per evitarti ore ostaggio dei meaculpa del rimpianto.. o così pare..

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