.

.

.

02.09.15

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

(Pierluigi Cappello)

8 giugno 2011

diciòchepassaeseneva..

..
non sono mai qualcosa di non banale i pensieri sulla transitorietà.. io alla transitorietà mi adeguo ma non sono d’accordo.. non mi piace, tutto lì.. come il pistacchio da gelato.. il pistacchio pistacchio, per dire, mi piace.. il pistacchio gelato no.. e allora la transitorietà quando non mi piace non mi piace proprio.. sarà che in questi giorni contrassegnati da un certo disagio articolo-muscolo-scheletrico mi son data persuasa che se anche sei arrivata alle quasiquaranta primavere, se anche hai avuto la fortuna di conservare un certo sguardo lucido sul circondario dato dal fatto che ingenuità fa poi quel che può, mica c’è da pretendere che ci salvi da tutto, sì insomma, anche se tutti questi ‘se anche’, senza escludere l’anche se dato dal brivido che vola via e che rivelato par’essersi giusto folata intransigentemente transitoria di vento che fa sbatter tutte insieme le persiane che non c’è servomuto che regga, a una certa età quella roba lì può rivelarsi di una reiterante fatalità.. nel senso che pure lei, come tutto, è transitoria.. però quel colpo di vento così piacevole da sentirsi addosso si rivela averti asciugato il sudore proprio lì, tra capo e collo.. dal dopo in poi ti accorgi di avere questa fitta.. transitoria, certo.. ma anche cronica.. tipo la vita in certi casi.. se è passata e non te ne sei accorta, per esempio.. o se ricomincia che non sapevi si fosse fermata.. o se non ci pensi perché sei troppo impegnata a viverla.. uhm.. no.. quest’ultima no, ecco.. però non mi piace lo stesso la transitorietà.. e provo a spiegarlo al mondo che si può anche barcollare, mica è proprio indispensabile questa storia dell’equilibrio, no?.. ma invece poi si fonda su quello, pare, l’universo.. io non ho modo di verificare questa teoria perché mi mancano le basi.. e se le avessi non ci perderei mica tempo su una cosa così.. mi sceglierei piuttosto un bell’algoritmo complicato e ne farei ragione d’esistenza.. dovrebbe essere incomprensibile a tutti e forse sul principio pure a me.. ma una volta che iniziassi a scivolarvi, pur senza convincermi di poterlo capire, anzi piuttosto qual’essenziale condizione al tutto, non avrei a fermarmi presa dal dubbio d’una vittoria o d’una sconfitta, peraltro giusto lati a voler ben vedere..
lì mica farebbe male..
già..
transitare in scivolata..
ecco qui.. la matematica avrebbe potuto salvarmi..
ma l’ho capito troppo tardi..

Nessun commento:

Posta un commento