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02.09.15

"donde no puedas amar, no te demores"

(kahlo)

12 luglio 2012

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.. permeabilissima alla tristezza del mancato incastro.. prigioniera senza treccia sulla torre di un castello di carte prossimo a rovinare.. cercatrice (inde?)fessa di loctite all’occorrenza disponibile ad accontentarsi del forse più plebeo, certamente meno fissante, vinavil.. eppure c’è vita dentro questi muri di cartone.. una parte pulsante piccola di soffocazioni autoindotte, ma testarda.. svicolo osservando l’impronta del piede sulla tomaia d’un sandalo numero 38 acquistato in saldo e di misura maggiore alla mia per negarmi anche l’insostituibile-insostenibile piacere della liberazione da calzatura ora di sera.. mi dice, quell’impronta che calcolare non si dovrebbe.. ché il gonfiarsi s’espleta a volte in altezza e forzarlo a una più ragionevole espansione in lungo e in largo è impresa improba anche per il più audace degl’indovini..
non che c’entri forse, ma un po’ anche sì.. ché una traccia resta dove male era stato previsto l’effetto di qualsivoglia causa evolversi.. eppure è poi bella anche lei.. la traccia, dico.. racconta di un esistere e di un permanere.. ostinato.. alla faccia dei pronostici..
soffro d’infinita tenerezza per l’ipotesi di storia che quell’ombra solitaria sottintende..

2 commenti:

  1. un piede gonfio di fatica lascia una traccia più marcata - anche nella polvere - ed i camminatori, loro malgrado, sanno bene che un mezza misura di tolleranza non è solo accorta scelta di consumista ma virtuosa visione di percorso.

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  2. .. beh più che accorta unica.. scelta, dico.. almen laddove le scorte di magazzino si siano esaurite e della specificità di quella special ciabatta lì e che si fa paio ci si sia perdutamente innamorate (con le scarpe esiste solo il colpo di fulmine) :)

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